lunedì 28 novembre 2011

XX - oh, no.

Il ciclo mestruale. 
Dopo sette lunghi mesi. 
Non so se essere contenta o buttarmi dal balcone. 
Non so quale fra le due cose sia più difficile. 
La prima, di sicuro. 
Scrivo frasi brevi, questi dolori li avevo dimenticati. 
Li avevo coperti con degli altri. 
Da un lato vedo, lontanissima, la speranza di poter vivere anche sotto i cinquanta chili e sotto la quaranta in un corpo semi sano. 
Dall'altro non faccio altro che vedere schifo. 
Questo schifo non lo voglio. 
Non voglio questo corpo. 
Non voglio piacere a nessuno.
Mi sento incredibilmente sporca. 
Lo sono. 

Sabato notte mi sono abbuffata come non avevo mai fatto.
C'è mancato poco che mi scoppiasse la pancia.
Pensavo di morire e invece mi sono svegliata ancora.
Per odiarmi meglio. 
E avere il ciclo mestruale. 
E capire di essere enorme per davvero. 
Ne è la prova. 
Che schifo. 
Che tristezza scrivere sulla mia agendina a sabato 26, BINGE. Dopo 10 giorni di ordine. 

Ho paura di pesarmi. 
Vorrei solo smettere di esistere. 
Provo a chiudere gli occhi, magari succede.
Passo e chiudo.

venerdì 18 novembre 2011

XIX - confessioni

Mi guardo allo specchio mi guardo negli occhi e dentro ci vedo ancora tutto il tempo che ho perso dietro alle illusioni che mi hai lanciato per gioco per sfida per noia forse non te ne sei neanche accorto eppure potevi salvarmi -quante volte avrei voluto dirtelo ed infine l'ho fatto davvero- potevi salvarmi da me stessa sarebbe stato facile la cosa più semplice potevi semplicemente amarmi dirmi Ima io ti amo perchè sei così come sei Ima non cambiare mai mi basta sapere che esisti per sentirmi vivo e amarti ancora di più o anche senza dirlo guardarmi negli occhi dove ora vedo tutto il tempo che ho perso dietro alle tue illusioni alle mie delusioni e nei tuoi occhi avrei letto solo cinque lettere e sarebbero state per me per nessun altro se non per me. 
Per te ho speso infinite parole infinite lettere infinite lacrime ti ho amato fino a dissanguarmi svuotarmi annichilirmi mentre tu non capivi o non volevi e mi dicevi che era tutto un errore uno sbaglio hai travisato mi hai scritto ogni mia azione ti risponderei volentieri hai stroncato ogni mio respiro mi hai fatto a pezzettini e ora gioco a ricomporre questo enorme domino e devo farlo da sola devo farlo per sentirmi viva devo tingermi i capelli devo essere invisibile devo digiunare devo abbuffarmi devo sentirmi in colpa devo essere un'altra e tutto per sentirmi viva sentire di nuovo il sangue dentro me tutto quello che ho dato per te la mia vita il mio respiro il mio tempo le mie relazioni fasulle e tutto questo perchè prima mi bastava sapere che tu esistessi per fare la mia giornata. 
Sarebbe bastato amarmi solo quanto io ti ho amato in un secondo avresti potuto salvarmi da me stessa. 
Ma non l'hai fatto.

lunedì 14 novembre 2011

XVIII - mi serve dell'ordine.

Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare Ima smetti di mangiare 

Come prima. 
Ti prego. 
[...]

sabato 5 novembre 2011

XVII - epifanie.

Sono le cinque meno un quarto ma fuori sembrano le nove. 
Fa freddo, immensamente freddo. 
Dovrei studiare ma sto impiegando il mio pomeriggio a fissare il vuoto. 
Sono stata dalla fisiatra, oggi. Una visita per uno stupido problema a una spalla che ai suoi tempi mi permise di fallire anche nel mio adorato sport. Non so se vi importi di questo. 
Ad ogni modo, mi chiede di spogliarmi per controllare postura, spina dorsale ecc ecc. Mentre mi tolgo i vestiti la vedo guardarmi con orrore. C'era anche mia madre. La dottoressa spalanca gli occhi e fa "E perchè sei.. così?" Io non so cosa risponderle. Questa è la mia faccia non vedo cosa ci sia di strano vorrei dirle. Poi continua. "Sei sempre stata.. così?" No mi sono rovinata col tempo, ce l ho sulla punta della lingua questa frase e invece no, è mia madre che parla, dall'angolo destro della stanza. Assolutamente no, dice. Assolutamente. 
La dottoressa prosegue con la visita e la finisce, rivestiti e vieni di là.
Di là c è una bilancia, di quelle meccaniche coi pesetti, quelle dei medici. Vediamo quanto pesi. Nella mia testa la odio, la sto odiando più di qualsiasi altra cosa, non voglio pesarmi, non voglio salire su quella maledettissima bilancia, ho mangiato da neanche un ora e io non mi peso dopo mangiato perchè non serve e mi stresso e mi deprimo inutilemente e ti odio e non voglio. Quindi mi avvicino, tolgo le scarpe, e salgo. 
La vedo armeggiare con i pesetti. La vedo sbagliare con i pesetti. La vedo strabuzzare gli occhi. Vedo lei perchè guardo tutto tranne che i numeri, io non lo voglio sapere punto e basta. Forse lei se ne accorge, perchè a un certo punto mi fissa negli occhi, seria, triste. Pesi un po' troppo poco. Lo dice sottovoce. Lo apprezzo. 
MA POI, QUELLA CORNACCHIA DI MIA MADRE. 
Che interrompe il silenzio di quell'adorabile stasi. 
"Quindi? Quanto pesa?" 
La imploro di star zitta. 
"Dottoressa?" 
Continuo a fissarla. 
Ricambia il mio sguardo. 
Sembra voler dire scusa, ma è il mio lavoro. 
Abbasso gli occhi. Ti odio. Fa' quello che ti pare penso. 
Quarantaquattro. 

I miei si guardano. Io mi guardo. Non credo alle mie orecchie. Sono sconcertata. O la mia bilancia ha sempre pesato qualcun altro al posto mio o si tratta di un errore. 
Ma a mia madre non basta. Quarantaquattro è molto meno di cinquanta mi dice. La bilancia a casa mi pesa almeno 48 rispondo. Cosa in parte vera. Il minimo che abbia mai visto a casa è stato 45, ad agosto. Stamattina 46 e mezzo. Poi dopo mangiato, non parliamone. 
Arrivederci signora, a presto dottoressa.
In macchina il silenzio più totale. Sono in stato catatonico e vorrei esserlo per sempre. Papà mi lascia a casa. Prima di scendere dalla macchina, sento mamma gridarmi "Mi raccomando pesati a casa!"
Così, come se fosse un gioco, un passatempo. Una cosa da fare nel week-end. 

Ma andatevene al diavolo tutti. 
44, 46, 48. Non mi interessa. 
Tanto mi faccio sempre schifo. 

mercoledì 2 novembre 2011

XVI

Normalità, studio, cyclette. Assenza di carboidrati. Tranquillità, dopo un po' di tempo.
Che orrore pensare che questa sia la mia normalità, e che una volta era così diversa e forse anche bella, e che chissà quando ritornerà ad esserlo e che forse non ritornerà per niente. 
Mi fa tristezza, la mia normalità. 
Mi rende infelice sapere di avere la tranquillità in tasca solo con la pancia vuota e tutto il resto. 
Piango. Lo faccio spesso ultimamente. Ma in silenzio, per non disturbare. Per non sentirmi. 

Quando avevo tre anni ritornando a casa dall'asilo chiedevo a mia madre se secondo lei avessi fatto una buona alimentazione alla mensa, coi carboidrati le proteine ecc ecc, e poi le chiedevo anche "Mamma ma chi sono io?" e lei non sapeva mai rispondermi, continuava a ripetermi il mio nome ma io dicevo "no ma non in questo senso, io voglio sapere chi sono Io, ciò che sono"
Ricercavo l'essenza. Lo faccio ancora adesso, perchè non l'ho trovata.
Ho fatto spesso questa domanda nel corso della mia vita. Nonni, zii, preti, professori, medici. Ma nessuno ha mai saputo darmi una risposta. A un certo punto allora, pensavo prima sotto la doccia, forse me la sono inventata, quest'essenza. Un immaginario volo di Ulisse ed ecco che Ima inventa di essere così e così, di pensare questo e fare quell'altro, una specie di postulato dell'Essenza solo per giustificarne l'esistenza. Perchè deve esserci. E Immanuel sarebbe fiero di me, tra parentesi.
Dopo queste spocchiosità filosofiche, in ogni caso, mi duole ammettere che questo ragionamento sia quanto di più veritiero ci sia. Controllare il proprio corpo fino all'esasperazione non vuol dire voler modificare, in un certo senso, ciò che si è? E nel caso in cui una persona non fosse a conoscenza di questo, il controllo non sarebbe un mezzo per creare, plasmare il proprio Io? 
No, non sto dicendo che siccome nessuno ha mai saputo rispondere alle mie pungenti domande è colpa di qualcun altro se il merluzzo stasera l'ho preferito grigliato e insapore. Mi fa tristezza, però, questa mia normalità. Mi fa tristezza che pur avendo io stessa plasmato la mia Essenza, o almeno pensato di farlo, abbia fallito così miseramente, producendo questo schifo mediocre, sciatto, e sostanzialmente, vuoto. 

Ma ti ricordi quando pioveva e andava bene lo stesso e quando bastava un tuo respiro a fare la mia giornata? 
[...]

Certe volte mi dico che non è solo colpa mia se oggi sono così. Non tutto è dipeso da me, e spesso ho potuto solo assistere al disfacimento di quelle piccole sicurezze che mi ero faticosamente costruita. Molto più però ho deciso, e di questo sono consapevole, per cui non vorrei fare dell'insopportabile vittimismo. La zappa sui piedi me la tiro da sola ogni giorno, scelgo di farlo in ogni momento, e lo faccio continuamente.
Però.

Quando tu ami fino alle ossa,
fino all'Essenza suddetta, 
ma inutilmente,
non  è come se essa si staccasse da te,
volasse via, per così dire, 
e il respiro ti manca, 
e ti pare irreale, 
e invece è solo 
la tua 
nuova
normalità?

martedì 1 novembre 2011

XV - nuovi giorni e autocontrollo

300, forse 350kcal a colazione.
Ma perchè dovrei continuare ad abbuffarmi?
Fermati Ima, non serve a niente.
Ok.
Perfetto.