giovedì 5 dicembre 2013

LXXXIX - Es fehlt das Ziel

Ieri ho fatto un discorso stupendo alla mia coinquilina
in cui le parole chiave e le espressioni erano termini che non uso mai nella realtà, non almeno nel loro significato pieno.
'sono guarita', 'sto bene', 'non vorrei mai tornare indietro', 'mi pento di quello che ho fatto', 'è stata anche colpa mia', 'ho avuto la forza di reagire', 'non è la magrezza a interessarmi',-  ma soprattutto - 'non era la magrezza a interessarmi', 'dico sempre al mio ragazzo quando ho ricadute', 'è stato un male ma mi ha fatto crescere', 'ora sono molto più attaccata alla vita di quanto non lo fossi mai stata'.

Oh, ma davvero?
E perchè ieri hai digiunato ancora?

La vuoi una cosa vera?
Ti sei convinta di star bene solo perchè c'è una persona nel mondo che ha gusti di merda e che è attratta da te e lo sarebbe anche se tu fossi un leone marino, ti sei convinta di poter sopportare il tuo corpo solo perchè hai 3 o 4 pantaloni di taglia 40-42 nell'armadio. La mattina metti lo zucchero nel caffè e non il dolcificante solo perchè devi studiare, hai delle aspettative da realizzare. è così, poche cazzate. E se tu potessi ritornare indietro, se tu potessi scegliere fra quello che hai adesso e quel niente leggerissimo che avevi prima, cosa sceglieresti?
Il solo fatto di pormi un dubbio del genere mi fa stare male.
Sono una persona marcia dentro.

C'è qualcosa di spezzato che aspetta chissàdove. Aspetta solo me per essere ricomposto. Ma io rimango ferma.
Temo di aver perso il mio senso di esistere.

mercoledì 27 novembre 2013

martedì 12 novembre 2013

LXXXVIII - una vita al 40% o meno.

Ima è sempre stata due ma ora lo è in modo molesto e ancora più segreto se possibile, come  in Prince of Persia, il gioco intendo, come quando il principe passa attraverso lo specchio e diventa due. E poi deve combattersi.
Ima deve combattersi.
Vivo la mia vita da malata da lunedì al giovedì sera/venerdì pomeriggio. Poi prendo un treno, vado dal mio ragazzo e vivo una vita normale, piena, bella, senza esitazioni o tristezze. Ritorno lunedì mattina a casa e la prima cosa che faccio è passare al supermercato e spendere 15 euro in schifezze, tornare a casa pregando che non ci sia la mia coinquilina, mangiare e vomitare tutto, digiunare fino al giovedì sera/venerdì pomeriggio e riprendere il treno. E la cosa che mi assilla è non capire se vivo la settimana in funzione del week-end o il contrario, il che sarebbe preoccupante.
E intanto sono enorme. Grassissima. Orribile, gonfia, lardosa. Non mi vanno più i miei vecchi vestiti. Tra poco farà freddissimo e io sarò senza niente da mettere perchè sono troppo grassa per usare i miei maglioncini e i miei jeans. E adesso se potessi io mi svuoterei lo stomaco e il cervello, butterei tutto nel cesso, tutto all'aria, ai cani, la mia vita che funziona al 40 per cento o qualcosa in meno, i miei interessi sfumati nel nulla, le mie bugie a chi mi ama, le mie ossessioni che mi assalgono durante la notte. Non c'è libertà in tutto questo. Nè ordine nè armonia. Non c'è vita in questa vita.
Ma da giovedì sera/venerdì pomeriggio, tutta un'altra storia.

Ima sei molto malata ancora

martedì 29 ottobre 2013

LXXXVII - sensi di colpa preventivi

Sveglia alle sei tutte le mattine.
Studio ginnastica studio ecc. .
Routine quotidiana.
Non ho bisogno di mangiare.
Oggi non mangerò.
Proprio come ieri.

Non so cosa stia inseguendo.
So di non essere un numero.
Ma mi attira l'idea di poterlo diventare.

Ripeto, non so cosa stia inseguendo.
Farò più male a me e a te.
Non riesco più a guardarmi negli occhi per l'odio che pulsa verso me stessa,
ma tu
potrai mai perdonarmi?

martedì 22 ottobre 2013

lunedì 21 ottobre 2013

LXXXIII - e tu chi sei?

Mi va di scrivere stasera. 
ma non so da dove cominciare. 
So solo che quest'estate ho perso una delle mie amicizie storiche. 
Sapete perchè?
Tralascerò i fatti, che oltre a essere troppo privati e lunghi, reputo siano solo stati la gocci ache ha fatto traboccare il vaso. 
Eppure non so come sia successo, non saprei riassumerlo.
Il punto è che io questa estate mi sono convinta di star meglio. Forse all'inizio stavo meglio davvero, fin quando non ho cominciato a prendere peso, oltre la taglia 38, oltre la 40. In molto poco tempo. 55 chili diceva la bilancia. Troppo, troppo. E il mio povero cervello è andato in tilt.
Ma il fatto non è questo. Non so se riuscirò a scriverlo veramente o se continuerò a girarci intorno come sto facendo. 

Lo dirò così: sono stata accusata da una persona che mi conosce da una vita, di essere un'attrice. Di essermi inventata un personaggio. Di non essere più me. 
Aggiungerò qualche particolare. 
Questa ragazza mi conosce da 10 anni. Ha conosciuto Ima solare e ambiziosa, Ima mangiona e sorridente. Poi ha conosciuto Ima depressa e grassa. Ima sempre ubriaca e grassa. E poi ha visto Ima cadere sempre più giù, Ima anoressica e col sorriso finto, Ima che digiuna e onnipotente. Mi ha visto riprendere peso e perderlo di nuovo, nella bulimia, nell'anoressia, nella bulimia di nuovo. Mi ha visto mutare e peggiorare in questi anni, mi è sempre stata vicina. E poi? Poi mi ha visto serena e senza pensieri per la testa. E mi ha accusato di essermi inventata un'identità. 
Trovo tutto questo estremamente preoccupante. 
Ho davvero lasciato che la mia malattia diventasse la mia identità? E che una volta VERAMENTE tranquilla -anche se per breve periodo- le persone mi giudicassero falsa? 
La lite non è stata neppure furiosa. 
Dopo aver capito l'orrore di quello che era successo.. ho accettato il solipsismo
e ho salutato freddamente. 

Chi sono? Chi sono per me? Questo posso scoprirlo e mi lascio tutto il tempo di questo mondo, almeno fino a quando non creperò.
Ma cosa lascio di me agli altri? 

Lo so che a 20 anni è un po' tardino per uno sfogo adolescenziale. 
Ma temo davvero
che nessuno mi conosca. 

Io non mi giudico. Tutto sommato mi vado bene così. Cerco di eliminare ciò che è negativo, mi impegno per essere migliore, apprezzo se non tento di uccidermi, nei momenti di ottimismo mi concentro su altro e mi piace quasi l'idea di esistere. 
Ma ho scoperto che questa mediocrità agli altri non va a genio. 

Mi sento molto sola adesso. Mi isolerò nei libri perchè mi rendo conto che sto facendo terra bruciata tutt'intorno a me. 
E oggi ho vomitato di nuovo. Come ieri. E anche ieri l'altro. 



La mia solitudine è dignitosa, la affronto a testa alta,
 ma se la guardo in faccia mi deride, mi ferisce,  fa ritornare tutte le solitudini del passato.
 è così: ogni solitudine contiene tutte le solitudini vissute.  

(Stefano Benni - Di tutte le ricchezze)

venerdì 27 settembre 2013

LXXXII - non sono sparita, purtroppo

Non ho alcun motivo per continuare a stare male. 
Non ho davvero più scuse. 
Una delle cose più tristi del mio passato è venuta a galla in famiglia, non che ciò basti a farmi dimenticare lo schifo, ma quanto meno non ho più questo fardello che mi grava addosso. 
All'università procede tutto a meraviglia e adoro i miei studi. 
Sono fidanzata da 3 mesi e il mio ragazzo mi ama. E io amo lui, mi completa e mi regala non so quanta salute. 
ma allora 
perchè 
vomito ancora? 
Che cosa devo sostituire? 
Perchè non accetto che mangiare normalmente provochi, in modo del tutto ovvio, un aumento di peso? 
Perchè odio il mio corpo? Lui dice Ima sei perfetta, sei armoniosa, sei bella. E badate bene, lui sa come mi sento dentro. Non mi dice di essere sexy o cose del genere. Dice sei bella. 
Ma la mia idea di bellezza è evidentemente diversa. 

E vomito tutto. Colazione, pranzo, cena. 
In mensa l'altro giorno la cassiera passa riso al ragù, un piatto di polpette, una piadina, bruschette con formaggio e pomodori, un pezzo di torta. Dice "ora tu devi dirmi dove le metti tutte queste cose." "Nella pancia", rispondo. E aggiungo un sorriso finto che ci sta sempre. "Sì, ok. Ma poi rimangono lì? Sei magra." 
Oltre a una risposta mi sono mancate anche le gambe. 

Oggi dopo la mia abbuffata mattutina sono svenuta. 
Bevo tè verde adesso. 

Ima sei gialla.