Normalità, studio, cyclette. Assenza di carboidrati. Tranquillità, dopo un po' di tempo.
Che orrore pensare che questa sia la mia normalità, e che una volta era così diversa e forse anche bella, e che chissà quando ritornerà ad esserlo e che forse non ritornerà per niente.
Mi fa tristezza, la mia normalità.
Mi rende infelice sapere di avere la tranquillità in tasca solo con la pancia vuota e tutto il resto.
Piango. Lo faccio spesso ultimamente. Ma in silenzio, per non disturbare. Per non sentirmi.
Quando avevo tre anni ritornando a casa dall'asilo chiedevo a mia madre se secondo lei avessi fatto una buona alimentazione alla mensa, coi carboidrati le proteine ecc ecc, e poi le chiedevo anche "Mamma ma chi sono io?" e lei non sapeva mai rispondermi, continuava a ripetermi il mio nome ma io dicevo "no ma non in questo senso, io voglio sapere chi sono Io, ciò che sono"
Ricercavo l'essenza. Lo faccio ancora adesso, perchè non l'ho trovata.
Ho fatto spesso questa domanda nel corso della mia vita. Nonni, zii, preti, professori, medici. Ma nessuno ha mai saputo darmi una risposta. A un certo punto allora, pensavo prima sotto la doccia, forse me la sono inventata, quest'essenza. Un immaginario volo di Ulisse ed ecco che Ima inventa di essere così e così, di pensare questo e fare quell'altro, una specie di postulato dell'Essenza solo per giustificarne l'esistenza. Perchè deve esserci. E Immanuel sarebbe fiero di me, tra parentesi.
Dopo queste spocchiosità filosofiche, in ogni caso, mi duole ammettere che questo ragionamento sia quanto di più veritiero ci sia. Controllare il proprio corpo fino all'esasperazione non vuol dire voler modificare, in un certo senso, ciò che si è? E nel caso in cui una persona non fosse a conoscenza di questo, il controllo non sarebbe un mezzo per creare, plasmare il proprio Io?
No, non sto dicendo che siccome nessuno ha mai saputo rispondere alle mie pungenti domande è colpa di qualcun altro se il merluzzo stasera l'ho preferito grigliato e insapore. Mi fa tristezza, però, questa mia normalità. Mi fa tristezza che pur avendo io stessa plasmato la mia Essenza, o almeno pensato di farlo, abbia fallito così miseramente, producendo questo schifo mediocre, sciatto, e sostanzialmente, vuoto.
Ma ti ricordi quando pioveva e andava bene lo stesso e quando bastava un tuo respiro a fare la mia giornata?
[...]
Certe volte mi dico che non è solo colpa mia se oggi sono così. Non tutto è dipeso da me, e spesso ho potuto solo assistere al disfacimento di quelle piccole sicurezze che mi ero faticosamente costruita. Molto più però ho deciso, e di questo sono consapevole, per cui non vorrei fare dell'insopportabile vittimismo. La zappa sui piedi me la tiro da sola ogni giorno, scelgo di farlo in ogni momento, e lo faccio continuamente.
Però.
Quando tu ami fino alle ossa,
fino all'Essenza suddetta,
ma inutilmente,
non è come se essa si staccasse da te,
volasse via, per così dire,
e il respiro ti manca,
e ti pare irreale,
e invece è solo
la tua
nuova
normalità?