Visualizzazione post con etichetta tristezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tristezza. Mostra tutti i post

sabato 2 marzo 2013

martedì 19 febbraio 2013

XXXVI

Numeri nella testa, numeri negli occhi, numeri ovunque. Tempo, ore, minuti, secondi. Calorie, addominali, scale, passi. Numeri anche nelle parole, nelle emozoni, ordine, tàxis, kòsmos. Un attimo dopo tutto è chàos, disordine, sproporzione, abisso. Avete mai provato a misurarlo? Impossibile. 
Posso tentare di catalogare tutto, meno il vuoto che ho dentro. 
E infatti non posso neppure descriverlo.


Sto scavando, ma le unghie si spezzano.

venerdì 15 febbraio 2013

XXXIV

x:"Fai sport?"
Ima:"Beh.. ho fatto nuoto agonistico per 10 anni.."
x:"ah, però! Dalle tue spalle non si direbbe.. cioè è tanto che hai smesso no? Le nuotatrici in genere sono abbastanza muscolose."

Mi pesa particolarmente presentarmi, ricordarmi chi ero. Ripensare a quando ero io e non questo mostro che sono diventata. Capelli tinti compresi. 
Odio dover giustificare la mia esistenza, prima ero così, adesso non più, è evidente anche senza sottotitoli, mi pare. 
Parlando con l'interlocutore di cui ho citato le domande sopra, ho riscontrato una certa difficoltà a rimanere lucida. Gli anni in cui nuotavo e stringevo il mondo in pugno mi sembrano ormai lontanissimi, le mie felicità sbiadite, la mia personalità anche. Eppure è stato reale, su questo non c'è alcun dubbio, le mie medaglie sono ancora appese nella mia camera e si prendono gioco di me, mi sussurrano "tu sei stata anche questo una volta." Ma ora è tutto molto diverso. Non c'è premio che possa soddisfarmi, non c'è soddisfazione che possa bastarmi, non mi basta raggiungere un obiettivo perchè so che dopo ce ne sarà un altro e poi un altro e poi un altro ancora. E si potrebbe andare avanti così all'infinito ma mai riuscirei ad apprezzare le cose come un tempo, ad accettarle quali esse siano, ad accettare la mia esistenza. 
Non ho più le spalle muscolose, nè gli occhi che ridono. Mia nonna lo diceva sempre, diceva "Ima somigli tanto a tuo nonno, anche lui rideva con gli occhi". Adesso 3 anni di apparecchio ortodontico mi hanno fornito di una dentatura pressocchè perfetta, ma il mio sorriso è meccanico e i miei occhi pur sempre vuoti. 
Ho fatto nuoto agonistico per 10 anni, ho lottato, ho fatto ore e ore di allenamenti al giorno anche più volte al giorno e miglioravo i miei tempi. Badate bene, miglioravo i miei tempi, qualche volta vincevo anche nelle gare, ma questo non era fondamentale. Il mio premio più grande era essere diventata un po' migliore, aver raccolto i frutti di tutto quel tempo passato ad andare su e giù per una vasca. E non mi interessava di bruciare calorie o dimagrire, riuscivo ad assaporare l'acqua nel suo scivolarmi addosso, a godere del silenzio che avvolge le orecchie durante una virata e dell'aria che entra nei polmoni a fine gara. 
Respiravo. 

mercoledì 13 febbraio 2013

XXXIII - control

5 giorni di controllo
di cibi sani 
di pasti ridicoli 
di sorrisi falsi 
di mal di testa 
di paranoia 
di stupidità 
di studio non troppo produttivo 
di freddo 
di ricordi 
di insonnia 
di finta felicità 
di vuota tranquillità

.

venerdì 8 febbraio 2013

XXX

I miei nervi non sono più quelli di una volta. 
Non reggo la fame come una volta. 
Non ho l'ansia di svegliarmi alle 5 e 30 per fare ginnastica, ogni giorno, e farlo due volte al giorno almeno.
E anche in caso di eccessivo consumo di carboidrati semplici grassi saturi insaturi fritti ecc ecc non ho paura di mettermi due dita in gola e violarmi ogni sera.  
Certe volte la stanchezza mi pervade, è la mia anima che lotta contro me stessa. Mi dice "perchè, Ima?" e io non so mai rispondere. 
Evito di farmi questa domanda in privato, non mi piacciono i silenzi imbarazzanti. 
Ma ogni tanto, come un'eco..
Perchè, Ima?
Ed è una tortura. Mi ricorda che forse c'era un perchè, a monte. Un motivo assoluto, così importante e fondamentale, una radice ancorata chilometri e chilometri sotto al terreno diventata carne e sangue. Ma adesso. Adesso io l'ho dimenticato, il perchè. 
Non per questo smetto di sbagliare. Sarebbe troppo semplice. Cado in errore forse  con maggiore consapevolezza, ma c'è qualcosa dentro di me che mi impedisce di fare diversamente. 
La verità è che i miei nervi non sono più quelli di una volta. 
Ogni strada percorsa si è rivelata una delle tante vie del labirinto che in se stesso si chiude; senza meta, il più grande premio sarebbe semplicemente trovare quel punto in cui la terra sotto i piedi sprofondi nel nulla.

Tutto questo prima o poi cambierà o io sarò già morta. 

lunedì 15 agosto 2011

V

Ed ecco il mio goal. Quello prefissato da secoli. Quello inarrivabile e tanto agognato. Ho avuto il mio 45. Con qualche etto di contorno in più, ma ci sono. O forse c'ero. Dopo oggi, chi può dirlo. Domani non mi peserò.
Non ho mangiato poi così tanto, ma forse ho fatto indigestione di sensi di colpa. E adesso ho mal di pancia. [Spulciando qua e là vari blog sono arrivata alla conclusione che oggi deve essere stato un incubo per molte altre persone, oltre alla sottoscritta.] 
Ho raggiunto il mio goal ma ora non so proprio che farmene. Ho sempre associato a questo numero una incredibile felicità, pensavo che poi chissà quali incontenibili gioia e soddisfazione  mi avrebbero investita. E invece è come se mi fosse venuto addosso un tir.
Sarà anche colpa di agosto, di questo mese terribile e pesante. Saranno gli ormoni che non ho, o forse l'astinenza forzata da nicotina.
Insomma non voglio credere che col mio bel 45 in tasca possa sentirmi così a terra. Perchè non era così che l'avevo immaginato. 
...
Forse mi sembra già troppo

Sono stanca di correre. Vorrei trovarmi davanti un muro, sbatterci con tutte le forza che mi sono rimaste, spaccarmi il cranio, reagire in un qualche modo. Basterebbe anche fermarmi e ricominciare a vivere, semplicemente. Sarebbe bellissimo, già mi commuovo solo a pensarci. 
Eppure è così difficile. 
Sono sicura che il mio sguardo implori un aiuto. Ho la certezza che nei miei discorsi siano disseminati piccoli indizi che vogliono dire "ehi, ho un problema che non so risolvere". Invece continuo a correre, ad annientarmi, a piangere, a declinare inviti, a subire questa inutile esistenza, a sprecare il mio tempo.
Questo è il mio traguardo.

E che razza di vincitrice sarei?